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Incontro in parrocchia su“la dottrina sociale della chiesa e il lavoro” Stampa E-mail

In occasione della Festa del Ringraziamento che abbiamo celebrato con una Santa Messa Solenne il 15 novembre scorso, il salone della Parrocchia Santa  Maria della Mercede ha ospitato, giovedi  26 novembre alle ore 18,30, una conferenza su “La dottrina Sociale della Chiesa e il lavoro”. Organizzatori dell’incontro il parroco Padre Arcangelo Manzi e il moderatore del Consiglio Pastorale parrocchiale Vincenzo Iaia.

 Prima di iniziare il parroco ha dato il benvenuto al nostro sindaco Antonello Trizza,  moderatore del forum, e ai due relatori Rino Spedicato , Presidente dell’Associazione “Retinopera Salento”  ed Enzo Francavilla, consulente del lavoro. Il Sindaco ha evidenziato come questi incontri creino dei momenti di riflessione molto importanti che ci pongono nella posizione di analizzare la nostra società costringendoci a fare un esame di coscienza che potrebbe metterci in difficoltà. “La tematica del lavoro” ha continuato, “sembra scontata, ma non è così. La tutela del lavoro e dei lavoratori è un argomento recentissimo e non perché prima non si lavorasse  ma perché essa è stata  regolamentata in  codici solo nella seconda metà dell’ ‘800”. Enzo Francavilla, nel suo intervento, ha specificato come in quel periodo non esistesse la retribuzione ma una sorta di baratto del lavoro. Il primo intervento di carattere legislativo, nel 1942, lo ha dato il codice civile con una disciplina quanto più organica possibile anche se nel periodo fascista si è voluto tutelare più che altro il lavoro patriarcale (tutela del capofamiglia). Nel corso degli anni sono state fatte molte conquiste come il diritto alla giusta retribuzione e la tutela del lavoratore inabile (malattia, infortunio).Inoltre la legge 300 del 1970 (Statuto del lavoratore) ha posto in essere, nell’ambito lavorativo,  il diritto dell’azione sindacale (che presuppone l’esistenza di due soggetti in conflitto). I lavoratori hanno finalmente un rappresentante che tutela i loro diritti (diritto allo sciopero, alle rivendicazioni di tipo sociale).

E la Chiesa? Che parte ha avuto in passato in tutto questo?

E’ stato a questo punto che il Sindaco ha dato la parola a Rino Spedicato. Questi ha dichiarato di essere particolarmente contento di ritornare nella nostra Parrocchia. Ha espresso un ringraziamento particolare a Padre Ettore Ricci che lo ha fatto sempre sentire a casa sua e grazie al quale ha avuto la possibilità di iniziare nella nostra Parrocchia una serie di  incontri  molto interessanti.

Affrontando il tema della Dottrina Sociale della Chiesa, l’ha definita “non una terza via tra comunismo e capitalismo, non un’ideologia, né un’utopia, ma la riflessione della realtà sull’esistenza umana.”  “La Dottrina Sociale della Chiesa ci invita ad essere protagonisti del vivere sociale e non spettatori,ci spinge alla denuncia, alla proposta,all’offerta del nostro contributo.”

Ma chi sono i suoi destinatari?

Sono tutti i cristiani e tutti gli uomini di buona volontà. La Chiesa si è posta il problema della questione sociale nel 1891 con Papa Leone XIII che ritenne necessaria una presa di posizione della Chiesa di fronte al degrado umano generato dall’era industriale. Scrisse  così la “Rerum Novarum” che è stata la prima enciclica sociale. La Chiesa ha riflettuto sul rapporto tra capitale e lavoro; la nuova condizione operaia non poteva essere affrontata con i vecchi strumenti di solidarietà né con le precedenti categorie intellettuali. Bisognava dare una risposta nuova a problemi nuovi. Molti cattolici risentivano del fatto che  la Chiesa non intervenisse nelle questioni sociali. La Rerum Novarum da dato una scossa salutare in un periodo storico di profondo mutamento. Leone XIII si era reso conto che c’era un grosso problema da risolvere. Ha osservato la realtà, e si è adoperato per far crescere quel segmento di società che si trovava in condizioni disagiate. L’ambiente lavorativo riduceva l’operaio ad un semplice mezzo di produzione , un fattore dell’ingranaggio pagato a livello di sussistenza per la prestazione che erogava all’interno di un modello organizzativo. Gli operai erano privati delle qualità di soggetti e i rapporti interni all’ordine produttivo erano disumani. Il lavoro era stato ridotto a una merce! Come soluzione il Papa aveva proposto l’instaurazione di un rapporto nuovo di cooperazione tra imprenditore e lavoratore in modo che emergesse la dignità della persona. Tutto ciò attraverso i principi tradizionali del Cristianesimo: la specificità dell’uomo come persona, la carità, l’amore per il prossimo. L’operaio è si un fattore della produzione, ma è anche un essere umano con valori, speranze e una famiglia. Per questo il salario doveva tenere conto della necessità di un’esistenza decorosa e dell’istruzione dei figli.

Il mondo operaio così cominciava ad abbozzare una risposta collettiva al cambiamento. Nelle grandi città industriali nascevano le cooperative di lavoro , le società di mutuo soccorso. Il Papa suggeriva una forma aggregativa di questo genere. Si potrebbe pensare che fosse più semplice iscriversi al sindacato, ma allora esisteva in fase embrionale e non era definito. Anzi in Inghilterra chi se ne occupava era mandato in Australia, nelle colonie penali e in Francia era vietato dalla legge. Gli effetti pratici più visibili prodotti dalla “Rerum Novarum” furono gli impulsi che diede alla diffusione delle casse rurali e delle banche cooperative che sostenevano il mondo contadino con le sue piccole aziende. Ma tornando ad oggi ci chiediamo se il lavoro continui ad essere una merce. Ebbene si,  anche se sotto altre forme: la scuola, la sanità, l’acqua.  Bisogna che si dia umanità alla società. Trizza ha parlato anche della forte polemica che si sta sviluppando sulla cittadinanza, sull’immigrazione, sul diritto degli immigrati di seconda generazione ad essere dichiarati  italiani. Si pretende che questi conoscano, oltre la lingua, anche la nostra Costituzione quando siamo proprio noi italiani a non conoscerla e a non studiarla nelle scuole. Come italiani dovremmo far conoscere loro anche altri aspetti di tipo sociale come il diritto alla famiglia e alla tutela dei propri figli. “Dobbiamo impegnarci,” ha continuato il sindaco, “al perseguimento del bene comune”.

Rino Spedicato ha ricordato un’altra figura importante nell’ambito della dottrina sociale della Chiesa, quella di Don Luigi Sturzo (1871-1959) prete di Caltagirone che passò dalle parole ai fatti con un’azione sociale concreta. A 25 anni fondò una delle prime casse rurali (che oggi stanno scomparendo) per combattere la piaga dell’usura che colpiva gli artigiani dell’epoca. Promosse il cointeressamento degli operai alla gestione di una fabbrica. Fu certamente un prete rivoluzionario, ma senza bandiera politica; fu solo un prete! Inoltre non poteva non citare, giustamente,  l’enciclica sociale di Benedetto XVI “Caritas in Veritate”. In questa, che è  l’enciclica della globalizzazione, troviamo concetti attuali con accenti profetici. Il Papa parla di fraternità gratuita, di partecipazione. Non trascura il rapporto capitale-lavoro ma sottolinea che oggi la questione del lavoro comprende la questione sociale, quella antropologica e quella ecologica. Il Papa ammonisce i cattolici su un punto: si deve riscoprire il concetto di fraternità nelle nostre comunità in modo da sentirci tutti parte di uno stesso destino riconoscendo il fratello anche quando si fa commercio ed economia. Lo sviluppo è fondamentale ma deve avere alla base la gratuità che ormai è una merce rara. Manca la cultura del dono. Sembra ormai che tutto abbia un prezzo. Bisogna uscire da una fede da supermarket. Ci si deve schierare dando testimonianza e sentendoci responsabili come cristiani. Su questo punto il parroco ha tenuto a ricordare il quarto voto che li caratterizza come Mercedari, cioè “dare la vita per il riscatto  degli schiavi”. Prima di terminare l’incontro, il Sindaco ha ringraziato Padre Arcangelo, i Padri Mercedari e i presenti.

Vincenzo Iaia ha poi ringraziato di cuore Rino Spedicato che continuando il suo impegno nella Scuola Socio-Politica “Don Tonino Bello” dimostra di credere veramente in quello che fa. Iaia ha concluso citando un passaggio del memorabile discorso di Papa Giovanni Paolo II all’ILO il 15 giugno 1982 (l’ILO è l’Organizzazione Internazionale del Lavoro: è l’agenzia delle Nazioni Unite che si occupa di promuovere il lavoro dignitoso e produttivo in condizioni di libertà, uguaglianza, sicurezza e dignità umana per uomini e donne). Così il Santo Padre sintetizzava la prospettiva della riflessione etica e culturale cristiana sul tema del lavoro e dei diritti fondamentali “… Noi abbiamo il diritto e il dovere di trattare il lavoro nel suo rapporto con l’uomo, e non il contrario, come criterio fondamentale di valutazione del progresso stesso. Poiché il progresso esige sempre una considerazione e un giudizio di valore , bisogna domandarsi se tale progresso e “sufficientemente umano” e, nello stesso tempo “sufficientemente universale”; se esso serve a livellare ineguaglianze ingiuste e a favorire un avvenire pacifico del mondo; se, nel lavoro, i diritti fondamentali sono assicurati per ogni persona, per ogni famiglia, per ogni nazione. In una parola, ci si deve chiedere costantemente se il lavoro serve a realizzare il senso della vita umana.”

Lucia Semeraro

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