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Scheda storico-architettonica della chiesa Stampa E-mail

 

   

Oggetto :

CHIESA DI SAN FRANCESCO DI PAOLA(Parrocchia S. Maria della Mercede)

Città:

SAN VITO DEI NORMANNI (BR)

Progettista:

Anonimo – maestranze locali

Committente:

Don Fabio Marchese Belprato, feudatario della città dal 1711 al 1743

Periodo di progetto: sec.- anno

1729-1735

Periodo di realizzazione

1735-1749

Destinazione d'uso originaria

Chiesa devozionale, prima, e conventuale dopo.

Destinazione d'uso attuale

Chiesa parrocchiale e conventuale

Sistema di costruzione

Muratura portante in conci di pietra calcarenitica.

Pianta:

Aula unica con cappelle laterali ricavate sotto gli arconi.

Coperture:

Tetto piano e cupola

Volte o strutture:

Volte a stella e cupola

Decorazioni esterne:

Due ordini di lesene ioniche sovrapposti. Quattro nicchie, due statue, portale modanato.

Decorazioni interne:

Lesene ioniche con volute decorate in oro, volta interna della cupola affrescata, quattro altari, varie statue e due tele.

Strutture sotterrane:

Assenti

Contesto:

Un tempo area periferica della città, oggi in una zona a ridosso del centro storico. Affaccio su una piccola piazzetta: Largo S. Francesco, facente da sfondo alla via Garibaldi importante arteria cittadina.

Fotografie:

20 fotografie

Disegni: piante, prospetti, sez.

2 piante

Descrizione:

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

La CHIESA DI SAN FRANCESCO DI PAOLA , conosciuta anche come la chiesa della Mercede, è ubicata in una zona della città oggi semicentrale, un tempo invece piena periferia. La facciata della chiesa, interrotta bruscamente e rimasta incompiuta, si compone di due ordini sovrapposti di quattro lesene. Il primo ordine è sormontato da una trabeazione completa, dalla quale partono le altre quattro lesene che sono rimaste incomplete, oltre che del capitello anche della trabeazione. Ulteriori elementi decorativi, che caratterizzano la facciata, sono due coppie di nicchie, una per ogni ordine. All'interno delle nicchie dell'ordine inferiore sono state recentemente collocate due statue, realizzate in marmo di Carrara da alcune maestranze toscane, con le effige del titolare della Chiesa e della titolare della Parrocchia. Al centro dell'ordine superiore è collocata una finestra, “con stipiti ornati da elementi decorativi su cui poggia l'architrave con fregio e cornice” (Chionna, 1988, pag. 276). Il portale è sormontato da un cartiglio nel quale è riportata la data, presumibilmente di conclusione della prima fase dei lavori: “ A.D. MDCCXXXV “. Addossato alla chiesa, prende posto un campanile che si colloca tra la terza e la quarta campata interna. Finemente restaurato nel 2000, il campanile svetta con i suoi tre ordini rastremati caratterizzati da aperture monofore. Negli anni ottanta una delle finestra venne chiusa per far posto ad un orologio, fortemente voluto dalla comunità dei fedeli. L'interno della chiesa si presenta ad aula unica, composta da tre campate concluse con delle volte a stella, che costituiscono la parte originaria della chiesa, alla quale furono aggiunte una quarta campata con cupola ed una quinta anch'essa con volta a stella. Dunque cinque campate che scandiscono lo spazio in maniera seriale, e nello spazio che ne risulta tra i pilastri sono collocati diversi altari con statue e/o tele. Caratterizzata da una forte assialità, la chiesa si presenta semplice nel decoro, unica eccezione sono infatti, i capitelli delle lesene decorati con foglia oro, la cornice della grande nicchia centrale e la volta della cupola riaffrescata agli inizi del Novecento. Entrando nella chiesa su entrambi i lati sono incastrate nel muro due acquasantiere monolitiche realizzate in marmo da qualche maestranza locale. Nella prima campata di sinistra si trova un battistero in marmo con una balaustra nella quale sono incisi due stemmi dell'Ordine della Mercede, al quale appartengono i frati che reggono la Parrocchia. Oltre all'altare maggiore e quello del Santissimo, realizzati in marmi policromi appartenuti al vecchio altare realizzato agli inizi del novecento in stile settecentesco, vi sono altri due altari originali: quello dedicato a S. Francesco e quello dedicato ai santi dell'ordine mercedario. In particolare quello dedicato al Titolare della chiesa si presenta come un fronte di un tempio tetrastilo al centro del quale trova collocazione la nicchia con la statua in legno di fattura napoletana di primo ottocento. Degni di nota sono il trittico statuario che troneggia sull'altare maggiore, rappresentante la Vergine della Mercede che consegna lo scapolare al santo fondatore dell'Ordine, Pietro Nolasco e il Bambinello che gioca con le catene tolte ad uno schiavo inginocchiato. Di eccezionale fattura, il gruppo è stato realizzato su commissione dal maestro cartapestaio leccese Manzo, nel 1898. Una copia realizzata nel 1899, sempre dallo stesso maestro si trova oggi nel Santuario del SS. Crocifisso a Nemi (Roma). Dello stesso scultore e della sua scuola, si possono ammirare altre statue commissionate sempre nello stesso periodo e comunque agli inizi del secolo scorso. Nel presbiterio nel quale è collocato l'altare maggiore, oggi trova posto un coro ligneo realizzato in mogano nel 2001, e nella parte alta si possono ammirare due coretti, originali dell'epoca in cui fu ampliata la chiesa. A quello di destra si può accedere direttamente dalla chiesa, mentre quello collocato a sinistra è accessibile solo dall'annesso convento. Alcune ricerche fanno pensare che un tempo i due coretti erano collegati da un corridoio che passava nel muro di fondo, nel quale ha trovato posto la grande nicchia rettangolare con il trittico.

Note storico - critiche:

Nel 1589 in pieno fervore religioso – edilizio, si cominciò a costruire il Convento dei paoletti poi interrotto per scarsezza di fondi appena alle prime linee murarie” (Giannotti, Roma 1966)

Solo con don Fabio Marchese Belprato, che fu feudatario di San Vito dal 1711 al 1743, furono ripresi i lavori per la costruzione della chiesa, “fuori l'abitato, a sud-est del paese. Vi si poteva accedere dalla via San Donato, che stendeva già le sue prime case, dopo l'esodo dei cittadini del Casale San Donato ” (Nardelli). Inizialmente c'era anche l'idea di riprendere la costruzione del convento per impiantarvi una comunità di frati, ma il feudatario destinò parte dei finanziamenti ai suoi piaceri, lasciando alla sua morte il convento solo un “sogno”. La costruzione della chiesa intanto si era protratta per quattordici anni, sul portale oggi vi è un cartiglio sul quale si legge :” A.D. MDCCXXV” , una data che confermerebbe quanto dicono gli storici dell'epoca. Dai documenti delle visite pastorali effettuate negli anni si hanno notizie circa la storia di questa chiesa. Nel 1793 risulta esserci un solo altare dedicato a S. Francesco di Paola, nel 1837 invece vengono rilevate delle condizioni precarie della struttura e pertanto viene dichiarata inagibile. Come scrive il Chionna, la chiesa risulta ancora chiusa nel 1851 anche se dagli atti risulterebbe che il Principe si fosse già attivato per la sistemazione ed il recupero. Ancora una visita canonica, nuovi atti dunque, che ci assicurano che nel 1879 la chiesa era composta da un'unica aula, con un solo altare con tre statue realizzate in pietra con l'effige dell'Immacolata, quella posta al centro, e di S. Francesco e S. Vito quelle laterali. Risulta anche la presenza in uno “stipo” di una ulteriore statua di S. Francesco, donata alla chiesa dal devoto Francesco Calcagni. Si suppone sia la statua lignea, con vestito in stoffa, conservata ancora oggi nella chiesa. Sul finire dell'ottocento, “a spese del prelodato Monsignor D. Francesco di Paola Epifani fu fondata all'oriente di questa chiesa una casa per i PP. Di S. Maria della Mercede” ( Leo,Napoli 1904). Nel 1887 mons. Epifani, inoltrò domanda per la concessione di un suolo dietro la “chiesetta” per la costruzione di un convento. L'edificio venne edificato. “ Ma la taccagneria di quel prelato fece costruire cellette così strette e anguste dove i frati all'ora del riposo, avrebbero dovuto mettere fuori della porta gambe e piedi” (Nardelli). Nel 1894 arrivarono a S. Vito i PP. Mercedari che presero possesso della chiesa e del convento. Il superiore della prima comunità religiosa, padre Raimondo Calogero, si impegnò molto per modificare l'intero complesso monastico, ampliando notevolmente il convento, ed allungando la chiesa costruendovi “l'attuale cupola tutta rivestita di ceramiche fiorite”” (Giannotti, Roma 1966). Oggi delle ceramiche non vi è traccia, sostituite nell'arco del tempo da successivi interventi. Negli stessi anni furono realizzati l'altare in marmi policromi, l'altare di San Pietro Nolasco, entrambi oggi distrutti, fu realizzato un nuovo altare di San Francesco, nel quale fu posta la statua lignea. Furono commissionate alla bottega Manzo di Lecce, dapprima il Trittico con la Vergine , ed in seguito altri simulacri di santi mercedari per far della nuova chiesa un vero santuario della Mercede. Nei frettolosi e poco giudiziosi interventi negli anni sessanta in seguito al Concilio, l'altare maggiore fu abbattuto per far posto ad un più semplice altare rivolto verso l'assemblea realizzato con i materiali di risulta del vecchio, con una quinta marmorea come sede principale per i celebranti. Inoltre furono abbattuti tre degli altari laterali, e quello di San Pietro Nolasco fu rifatto, anch'esso con alcuni marmi del vecchio altare maggiore. Il trittico fu sostituito da un crocifisso ligneo e molte statue vennero riposte in sacrestia, furono asportata la massiccia balaustra in granito ed il semplice pulpito ligneo, lasciando la chiesa spoglia dei piccoli tesori d'arte di cui si era sino ad allora fregiata. Molte delle statue, oggi in seguito ai recenti lavori di manutenzione e ripulitura, hanno ripreso il loro posto ridando alla chiesa il lustro originario. Trattandosi di una chiesa affidata alla gestione di una comunità di frati, ha risentito e risente ancora tuttora del cambiamento delle varie comunità religiose e dei loro superiori, che si sono succeduti, i quali a seconda della personale sensibilità culturale ed artistica hanno effettuato lavori non sempre di valorizzazione e salvaguardia delle ricchezze contenute. Negli ultimi anni, in seguito ad un ennesimo cambio di superiore e di comunità, la chiesa è stata sottoposto ad un vero e proprio rest ailing, tuttora ancora in atto, riportando il Trittico, dopo un attento restauro nella sua sede originaria, trovando l'approvazione dei fedeli e non solo. La chiesa pian piano sta riprendendo il volto di Santuario Mercedario, anche se con raffinata sobrietà, avendo definitivamente perso le decorazioni di inizio Novecento.

Bibliografia (in ordine cronologico)

• cav. G. LEO, San Vito dei Normanni, già Santovito degli Schiavi o Selavi” , Napoli 1904

• A. GIANNOTTI, Miscellanea di San Vito dei Normanni, già Santovito degli Schiavoni”, Roma 1966

• F. NARDELLI, S toria di San Vito degli Schiavoni, San Vito dei Normanni, S.D.

• CHIONNA, Beni culturali di San Vito dei Normanni , Fasano 1988

• P. A. QUERO O.de M., La Mercede a San Vito dei Normanni – Cento anni di presenza (1894 – 1994), Fasano 1994

Questa scheda è stata compilata da ERRICO Fernando, studente di Architettura presso il Politecnico di Bari, nell'ambito del Corso di Storia dell'Architettura Moderna tenuto dal prof. Gianpaolo CONSOLI. (A.A. 2003 – 2004)

 
    
     
  
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