| Storia |
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La nostra città affonda le sue radici nel X secolo, ma chi fu a porre la “prima pietra”, è difficile stabilirlo con precisione. Per alcuni storici, infatti, i primi a venire in queste terre, nella seconda metà del 900, furono alcuni gruppi di Schiavoni, provenienti dall'odierna Dalmazia, per altri, invece, fu il normanno Boemondo d'Alta-villa nel XI secolo, erigendo la torre quadrata attorno alla quale si costruì in seguito il castello più volte ampliato.Di certo, e ciò si può evincere da un documento datato e risalente al XII secolo, nel 1120 il casale di San Vito esisteva già, come tanti altri della zona, come quello di Campi dei Longobardi o di San Donato. Per casale intendiamo le prime costruzioni, semplici e modeste che furono costruite attorno alla piazzetta, al centro della quale fu scavata una cisterna per la raccolta dell'acqua necessaria al soddisfacimento dei bisogni della popolazione e degli animali utilizzati per la coltivazione delle terre. Noi oggi chiamiamo ciò che resta di quell'antico casale “stratodde”, quelle vie strette che si snodano attorno alla piazza, al Municipio e al Castello. Rinvenimenti archeologici negli ultimi anni, hanno confermato ciò che gli storici affermavano da tempo, cioè la presenza in tempi preistorici di popolazioni messapiche nelle nostre terre. In contrada “Castello”, infatti, si sta recuperando e valorizzando ciò che è rimasto dell'antico insediamento costruito dai Messapi, nel rispetto della storia della nostra terra. Possiamo affermare, pertanto, che furono proprio loro i primi abitanti delle nostre terre, ai quali si succedettero Romani, Barbari e Ostrogoti. A questi ultimi seguirono i Longobardi, i quali si accamparono nelle nostre campagne. Dei loro insediamenti oggi si possono contare vari rinvenimenti e resti nelle contrade denominate “Campi” e “Campistrutto”. I più consistenti sono nel nostro centro di spiritualità, dove ancora si possono ammirare due pozzi scavati interamente nella roccia tufacea. Secondo gli studiosi, in tutta la zona attorno al nostro centro, e nel centro stesso, vi sarebbero tombe ormai coperte dal terreno di vegetazione e semidistrutte dai mezzi agricoli. Ai Longobardi seguirono i Saraceni, ai quali succedettero gli Schiavoni e i Normanni. Dopo i Normanni, nel XII secolo, il dominio passò agli Svevi, i quali si imparentarono con i primi, infatti nel 1194 Arrigo VI sposò Costanza d'Altavilla. Al dominio Svevo si sostituì prima quello Angioino e poi quello Aragonese. Con l'avvento del feudalesimo, però, anche San Vito subì le angherie dei vari vassalli che si susseguirono. Dopo gli Altavilla, furono feudatari delle nostre terre i Sambiase. A questi succedettero, intervallati da alcuni ritorni del feudo al Regio Demanio, i Del Balzo Orsini, i De Gragnano, i Chiaramonte, i Del Balzo, i Palagano, gli A. Albrizio, i Serra, i Marchese – Belprato, i Caracciolo ed infine i Dentici di Frasso, i cui discendenti abitano tuttora l'antico castello. Con la costruzione della chiesa di San Giovanni, recentemente riportata allo splendore di un tempo, primo edificio pubblico dedicato alla fede, il borgo assunse la configurazione definitiva di casale avente come elementi emergenti, oltre alla chiesa, la torre e la piazzetta con la cisterna. Sino ad allora, infatti, unico luogo di culto era stata la cappella alla base della torre dedicata a San Vito Martire. Sul finire del Medioevo vi fu un notevole incremento demografico dovuto principalmente all'immigrazione degli abitanti dei casali limitrofi già citati. L'aumento della popolazione indusse i Sanvitesi ad erigere una nuova chiesa parrocchiale più capiente per consentire a tutti di partecipare alle celebrazioni religiose, tale chiesa fu dedicata a Santa Maria degli Angeli, oggi conosciuta come “Chiesa Vecchia”, Nel 1571 un folto gruppo di Sanvitesi, al comando di Roberto Danusci, presero parte attivamente alla Battaglia di Lepanto contro i Turchi. Il loro rientro in patria, fu accolto da manifestazioni solenni. A ricordo della vittoria della fede sui turchi, fu intensificato il lavoro per la costruzione della terza chiesa. Doveva diventare la nuova grande chiesa parrocchiale, che ricordasse il memorabile evento. Pertanto le si diede un'ampiezza maggiore per rispondere anche ai bisogni di una popolazione sempre più numerosa. La chiesa fu dedicata a Santa Maria della Vittoria, successivamente insignita del titolo di arcipretura. Nel 1996 viene celebrato l'Anno giubilare straordinario a ricordo del IV centenario dell'apertura. A seguito di tale ricorrenza il Santo Padre Giovanni Paolo II, con “breve apostolico”, datato 30 dicembre 1998 arricchisce la nostra Chiesa Madre “ col titolo e la dignità di Basilica Minore” . Nel 1584 fu costruito il convento dei frati Domenicani, sede oggi della Biblioteca Comunale, al quale fu aggiunta la Chiesa, oggi splendidamente restaurata. Tra la fine del XVI secolo e l'inizio del XVII, fu costruito il convento e la Chiesa dei Frati Minori Osservanti di San Francesco. Oggi il convento è utilizzato per le attività parrocchiali e la Chiesa, dedicata a Santa Maria delle Grazie, si caratterizza per la profonda devozione all'Immacolata Concezione. Nel 1735, su iniziativa del Principe Fabio Marchese – Belprato, fu costruita la chiesa di S. Francesco di Paola in una zona che all'epoca era soggetta ad una forte espansione. I lavori della chiesa durarono quattordici anni. Nel 1887, per iniziativa di monsignor Paolo Epifani, fu concesso un suolo per la realizzazione del convento. Edificato in maniera diversa di come si presenta oggi, nel 1894 fu donato ai Padri di Santa Maria della Mercede.negli anni seguenti i religiosi hanno ampliato e arricchito il convento e la chiesa stessa. “La venuta di questi religiosi veniva a colmare un vuoto creatosi nella comunità cristiana, in seguito alla chiusura dei due conventi esistenti, quello dei Padri Domenicani (1584-1808) e quello dei Padri Minori Osservanti (1585-1861). Appena giunti a San Vito, i religiosi Mercedari iniziarono la loro ,attività con entusiasmo e spirito di sacrificio in mezzo a un popolo devoto e generoso, attirandosi ben presto la stima, l'ammirazione e il rispetto di tutti. La piccola chiesa vide notevolmente aumen-tare il numero dei fedeli che da ogni parte accorrevano non solo per le sacre funzioni ma soprattutto per i sacramenti e la direzione spirituale. Nel 1901 la Congregazione dei Riti concesse che la chiesa si intitolasse “Santa Maria della Mercede e San Francesco di Paola”. Nel 1916 la chiesa fu eretta in parrocchia dall'Arcivescovo di Brindisi, con il titolo di “Parrocchia Santa Maria della Mercede”.(notizie attinte dal libro di Padre Angelo Quero, “la Mercede a San Vito dei Normanni”). La mentalità mise in grande difficoltà l'attività dei Padri con accuse di vario genere…Una tra le tante: “un giorno, (il parroco) inculcò che non bisogna (durante l'omelia, si badi!) fare intendere ai fanciulli che le mamme vanno alla fiera a comprare i bambini, ma li crea, con la sua Onnipotenza, il Signore. È vero e sta bene ma in un ambiente come questo, era meglio o non dire o dire la cosa in altro modo” (lettera al Vescovo dell'arciprete Passante) (ivi). La situazione diventa insostenibile quando: “il 17 luglio 1925 accade un fatto molto increscioso che dimostra il grado di immaturità e di inciviltà di alcuni sanvitesi e la perfidia di chi, da tempo sta lavorando nell'ombra. Un gruppo di ragazzacci, guidati da alcuni facinorosi mette in atto una dimostrazione contro P. Giuliano, penetra nel convento, mettendolo a soqquadro, suona le campane, rompe vetri, malmena il padre” (ivi). “La stragrande maggioranza del popolo rimane profondamente addolorata, quasi non crede alla triste realtà. Durante i trenta anni di presenza, i religiosi mercedari sono stati sempre punto di riferimento, hanno saputo lavorare sodo, hanno dato sempre il meglio di sé, sono stati a disposizione di tutti. Il popolo ha visto e si è reso conto. I più ricordano i sacrifici, le sofferenze, l'impegno per la costruzione del convento e l'ingrandimento e l'abbellimento della Chiesa. Molti hanno contribuito e collaborato con loro” (ivi) Nel 1925 i Padri lasciano S. Vito. Nel 1947 P. Ottavio Iorio e P. Pietro Lo Re riprendono possesso della Parrocchia. “Con piacere si rileva che questa casa, riaperta dopo un certo periodo di assenza dei religiosi, ha ripreso un nuovo ritmo di vita che è di grande beneficio per la popolazione affidata alle nostre cure e dà bene a sperare... La Chiesa è stata messa a nuovo completamente in ogni particolare ed è stata arricchita da una ampia e bella sagrestia che prima non aveva… “ (ivi). Nel secondo dopoguerra fu costruita, su iniziativa di una devota, la Chiesa di Santa Rita, eretta in seguito quinta parrocchia della città. Il sentimento religioso ha sempre caratterizzato i sanvitesi tanto che quando si vollero costruire chiese non si badò mai a spese e sacrifici e la manodopera, naturalmente gratuita, veniva offerta a gara dai più esperti. Numerose sono le chiesette costruite nei pressi delle masserie nelle quali, le domeniche estive, veniva celebrata la S.Messa. Sono esempio di una architettura rurale semplice ed essenziale, mirata alla salvaguardia del territorio e della fede. Non mancano nel nostro territorio comunale insediamenti rupestri, all'interno dei quali si possono ammirare diversi affreschi di scuola bizantina, risalenti all'anno mille. In questi luoghi, oggi denominati San Nicola, San Giovanni e San Biagio, un tempo i monaci Basiliani, vi costituirono delle vere e proprie comunità. Nel corso dei secoli la nostra città è indicata, nei diversi documenti in tanti modi: San Vito degli Schiavoni, San Vito degli Schiavi, San Vito in terra d'Otranto o semplicemente San Vito. L'attuale denominazione, San Vito dei Normanni, l'assunse con Regio Decreto del 13 dicembre 1863, a seguito della scelta fatta dagli stessi sanvitesi, con delibera del Consiglio Comunale del 27 ottobre 1862. San Vito vanta di aver dato i natali a personaggi illustri come al famoso musicista Leonardo Leo e al discepolo di Gandhi e apostolo della non violenza Lanza del Vasto. |



